In un luogo dove il tempo sembra essersi fermato, tra macchinari arrugginiti, pareti scrostate e silenzi industriali, prende vita uno scenario sospeso tra passato e immaginazione. Questo shooting nasce all’interno di una fabbrica abbandonata, uno spazio che conserva ancora le tracce del lavoro, del rumore e dell’energia di un’epoca ormai lontana.
In questo contesto decadente emerge la figura di Eleonora Truccero, interprete di un’estetica ispirata allo steampunk, un universo visivo che fonde suggestioni vittoriane, meccanica industriale e fantasia retrofuturistica. Il suo abito, con il corsetto nero e l’ampia gonna rossa, dialoga con l’ambiente circostante creando un contrasto potente tra eleganza e rovina, tra delicatezza e materia.
Gli ingranaggi immobili, i cilindri metallici e gli spazi vuoti della fabbrica diventano scenografia naturale di una storia silenziosa. È come se il personaggio attraversasse un mondo dimenticato, esplorando ciò che resta di un passato industriale trasformato in teatro visivo.
La luce naturale, filtrata dalle grandi finestre e dalle aperture dell’edificio, modella i volumi e accompagna la narrazione fotografica: a volte morbida e intima nei ritratti, altre più drammatica negli spazi ampi e spogli della struttura.
Questo progetto vuole raccontare l’incontro tra estetica steampunk e archeologia industriale, dove il fascino della tecnologia del passato si intreccia con la poesia dei luoghi abbandonati. Un dialogo tra storia, immaginazione e fotografia.











